TVE censura a un ganadero de Kuartango que portaba la camiseta de ‘Altsasukoak Aske’

TVE censura a un ganadero de Kuartango que portaba la camiseta de ‘Altsasukoak Aske’

El día 18 de abril, el programa de TVE “Aquí la tierra” pretendía grabar un programa en la localidad alavesa de Kuartango. Julen Martínez de Santos, un joven ganadero de la localidad, era el protagonista de la sección y pretendía salir con la camiseta de ‘Altsasukoak Aske’, pidiendo la libertad de los jóvenes navarros encarcelados y denunciando el juicio que se está llevando a cabo en la Audiencia Nacional.

Para grabar el programa, le exigieron una sola cosa: que se quitase la camiseta. Él, no cedió y TVE decidió suspender la grabación. “Una televisión pública no se puede permitir este tipo de censura”, ha denunciado el propio Martínez de Santos a Hala Bedi a la vez que decidía hacerlo público.

Mercedesen ‘Holidays Workers’ kanpainan “gardentasuna” bermatzeko kanpaina abiatuko dute

Mercedesen ‘Holidays Workers’ kanpainan “gardentasuna” bermatzeko kanpaina abiatuko dute

Kanpaina honek “entxufismoa” bultzatu eta “diskriminatzailea eta bartzertzailea” dela salatu du LAB sindikatuak.  Ekimen ezberdinak eramango ditu aurrera sindikatuak, lan baldintzak errespetatze aldera.

Mercedes enpresak “Holidays Workers–Trabajadores de Vacaciones” kanpaina abiatu du, udan Lanbide Heziketako eta Unibertsitateko ikasleek lantegian lan egiteko. LABen ustez, “kanpainak entxufismoa bultzatzen du, diskriminatzailea eta baztertzailea da eta prekarietatea areagotzen du”.

LABek salatu duenez, ikasleek bete beharreko baldintzen artean langile baten senidea edo gomendatua izatea dago. “Gure ustez, Mercedesen dagoen entxufismoaren susmoa bultzatzen du, askoren kezka baita gomendatzailearen arabera onartzea ala ez”, gaitzetsi dute.

Emakumeen presentzia parekidea ziurtatzeko ez dute bermerik ikusten sindikatutik. “Oraingo honetan industria mailako formazioa ezin du aitzakia moduan erabili, ez baita eskatzen baldintzen artean. Aldi berean, azpimarratu nahi dugu kanpainaren azalpenaren hizkera sexista, zeinaren ondorioz badirudi soilik langile gizonek gomendatu ditzaketela hautagaiak”.

Enpresako UGTek, CCOOek eta bertako sindikatu txikiek langile berrien soldata eskala bikoitza onartu zutenez,  udako langileek 400 euro gutxiago kobratuko dute. Hori gutxi balitz, ikasle hauei erabateko disponibilitatea eskatzen zaie astelehenetik larunbatera, beraz, litekeena da malgutasuna ere aplikatzea. 

Kanpaina moldatzeko eskaera

Hau guztia dela eta, LABek kanpaina moldatzeko eskatu dio enpresari. Eskaeren artean daude langile baten senidea edota gomendatua izatearen betebeharra atzera botatzea, besteak beste. Gainera, kontratazio prozesua LANBIDEren bitartez egitea exijitu dute, kontratatutakoen artean parekidetasuna bermatzearekin batera.

Zentzu honetan, “langile berriak ez diskriminatzea eta lan baldintza duinak bermatzea” jarriko dute mahaiaren gainean. Gainera kontratatutako kopuruaren barruan, langabezian dauden pertsonei kupo bat erreserbatzea beharrezkoa ikusten dute.

Horri begira, LABek ekimenak bultzatuko ditu bai enpresa barruan baita kanpoan ere.

Hala Bedi porterà in tribunale al Governo Basco per imporre la Ley Mordaza (Legge Bavaglio) a uno dei suoi giornalisti

Hala Bedi porterà in tribunale al Governo Basco per imporre la Ley Mordaza (Legge Bavaglio) a uno dei suoi giornalisti

Dopo quasi un anno di processo, il Dipartimento di Sicurezza del Governo Basco ha confermato la sanzione al giornalista di Hala Bedi, Mikel Sáenz de Buruaga, al quale applicò la Legge di sicurezza urbana per riprendere in video una intervenzione della polizia nel quartiere Errekaleor (Vitoria-Gasteiz). 

Hala Bedi ha annunciato che andrà fino alla fine per affrontarsi a quello che considera “un attacco alla libertà di informazione”. Un attacco, che d’accordo con la denuncia, sarebbe “fondamentato in un rapporto falso elaborato per la Ertzaintza (Polizia regionale)”, perciò accudirà a un giudizio contenzioso-amministrativo contro la risoluzione sanzionatoria.

Hala Bedi ha criticato duramente anche l’attitudine del Governo Basco, per avere applicato “una legge ingiusta che vulnera i diritti civili e politici” e per dare “appoggio istituzionale a un montaggio della polizia”, per di più tenendo in considerazione che il Parlamento Basco adottò il compromesso di non applicare questa legge.

Alla fine del processo amministrativo, che hanno definito come “kafkiano”, Hala Bedi considera che si sono vulnerati gravemente su diritto alla difesa, essendo state ignorate e rifiutate tutte le prove presentate, inclusi documenti audio visivi e dichiarazioni di testimoni diretti che contraddicono la versione della polizia.

Inoltre, la presenza di diversi elementi fanno credere a Hala Bedi che “effettivamente ci incontriamo davanti a un montaggio della polizia” costruito no il giorno dei fatti, ma posteriormente, come ” castigo per il lavoro giornalistico realizzato nel quartiere Errekaleor” e come “vendetta per la denuncia pubblica” realizzata dopo l’aggressione ricevuta quello stesso giorno. 

Ricostruendo i fatti Silenziate, colpite e, inoltre, castigate


Però che fu quello che successe realmente la mattina del 18 maggio 2017 nel quartiere Errekaleor? Perché il giornalista di Hala Bedi fu sanzionato dopo essere aggredito dalla polizia mentre faceva il suo lavoro? come è possibile che i rapporti della polizia non si parli del suo accreditamento stampa?

Quel 18 maggio, durante una intervenzione della polizia per un taglio della luce nel quartiere Errekaleor, due giornalisti di Hala Bedi si recarono a dare copertura alla notizia fin dalla mattina presto. Tutti i contenuti pubblicati durante quel giorno, ancora sono reperibili facilmente in internet: seguimento minuto a minuto attraverso i social network, connessioni telefoniche in diretta e un video que fu visto migliaia di volte durante quei giorni.

Verso le 12.30, il giornalista di Hala Bedi, Mikel Sáenz de Buruaga, fu aggredito da un agente de la Ertzaintza mentre registrava la attuazione della polizia con un telefono cellulare che fu lanciato all’aria intenzionalmente dall’agente e si danneggio completamente.

Dopo di questo, debitamente accreditato come personale della stampa, i due giornalisti esigerono la identificazione dell’agente a una delle persone che dirigevano la operazione. Finalmente a essere identificati furono i due giornalisti.

Nel caso di Mikel Sáenz de Buruaga, la polizia gli ritirò l’accreditamento stampa e la carta d’identità durante alcuni minuti, senza dare nessuna spiegazione. Finalmente, il comandante dell’operazione restituì i due documenti al giornalista e un foglio con il supposto numero d’identificazione dell’agente responsabile dell’aggressione, aggiungendo questa frase “Già vi conosciamo, sappiamo che siete dell’ambiente radicale”.

Tutto questo successe senza nessun avviso al giornalista in relazione con comportamenti inadeguati e senza la notificazione di nessuna intenzione di sanzionarlo. Infatti, durante lo stesso pomeriggio, Hala Bedi diffuso un comunicato, denunciando pubblicamente quello che era accaduto.

Nel video a continuazione – presentato come prova in uno dei ricorsi, si può osservare come il giornalista di Hala Bedi si incontrava nel quartiere Errekaleor realizzando un lavoro strettamente giornalistico durante tutta la mattina, da dietro i cordoni della polizia: registrando con un telefono cellulare, diffondendo immagini nei social network o realizzando connessioni telefoniche con la radio.


Appena dopo il suo arrivo la polizia fece un altro cordone all’entrata dl quartiere che impossibilitò l’accesso a numerosi giornalisti di otri mezzi di comunicazione, che no potettero così raccontare i fatti da dove stavano succedendo.

Un processo kafkiano Il labirinto della Legge Bavaglio e i processi amministrativi

A pesare di tutto ciò, a luglio, quasi due mesi dopo i fatti, e senza nessun preavviso, Il Governo Basco spedi una notificazione al giornalista, imponendogli una sanzione di 602€ per una infrazione grave della legge sulla sicurezza urbana, più conosciuta come Legge Bavaglio.

La pratica sanzionatoria si basava su un rapporto della polizia che diceva che il giornalista di Hala Bedi avrebbe infranto l’articolo 36.6 della legge in questione compiendo “disobbedienza o resistenza all’autorità” avendo passato, si suppone, un cordone della polizia il 18 maggio a Errekaleor.

Un’accusa che sia Hala Bedi, sia il giornalista hanno negato tutto il tempo, considerando che la sanzione sarebbe una “vendetta” e un “attacco alla libertà di informazione”.

In quel momento l’assemblea di Hala Bedi deciso rispondere collettivamente all’attacco e denunciarlo pubblicamente, insegnando su predisposizione a “disobbedire”, non pagare la sanzione e proceder al ricorso finno alle ultime conseguenze. Questa stessa assemblea propose questa risposta a una “ingiustizia”, giacché secondo quello che spiegarono, “La legge è ingiusta e i fatti imputati sono falsi”.

La solidarietà e l’eco mediatico furono enormi, trattandosi del secondo caso nel che un giornalista basco soffriva l’applicazione della Legge Bavaglio (il primo fu Axier Lopez, giornalista d’Argia, a chi finalmente se le ritirò la sanzione). Molti collettivi e associazioni insegnarono su contrarietà, qualificando la sanzione come una violzione della libertà di stampa.

  • Il 28 luglio, l’associazione Vasca dei Giornalisti e il Collegio Vasco di Giornalisti emessero un comunicato unico denunciando quest’attacco diretto al diritto d’informazione
  • La Piattaforma per la Difesa della Libertà d’informazione (PDLI), presentò una reclamazione, dove denunciava “nascondere le multe contro la libertà d’informazione sotto le infrazioni generiche” e “l’aumento sproporzionato” di queste sanzioni.
  • Ad agosto, Il Difensore del Popolo iniziò attuazioni per la reclamazione del PDLI. Parallelamente, Hala Bedi iniziò i contatti con l’Ararteko, che confermò che esisteva un caso aperto dal il Difensore del Popolo
  • Recentemente la PDLI includeva il caso nel suo rapporto “2017, l’anno dei delitti d’opinione”

Hala Bedi denuncia che il giornalista ha sofferto una “situazione di indifesa” durante tutto il processo e che alla fine è stato multato per dei “fatti totalmente falsi”. Così, critica vari elementi “costanti durante tutto il labirinto di notificazioni-ricorsi-notificazioni”, riassumendo:

  • Il fascicolo non accredita i fatti che si pretendono sanzionare. Il Dipartimento di SIcurezza del Governo Basco nega che Mikel Saenz de Buruaga si fosse identificato con l’accreditamento stampa, il che “risulta specialmente fragrante, mentendo su dei fatti che contano con dei testimoni”, secondo la denuncia di Hala Bedi.

  • A pesare di tutto ciò, si ricorre costantemente all’articolo 52 della Legge di Sicurezza Urbana, che afferma che “le denunce (…) formulate per gli agenti durante l’esercizio delle sue funzioni che avessero presenziato i fatti, con ratificazione(…) costituiranno base sufficiente per adottare la risoluzione che proceda. Il classico di” la parola sua contro la tua, portato al limite giacché non esiste nessuna possibilità di dimostrare il contrario. Per di più, attualmente, anche se sollecitato in diverse occasioni, la difesa segue senza avere ricevuto l’atto di ratifica degli agenti che fecero la denuncia, imprescindibile per applicare l’articolo 52.

La infracción “se considera probada” en virtud de lo establecido en el artículo 52 de la ‘Ley Mordaza’

  • Si rifiutano le dichiarazioni presentate, scritte dai testimoni, ponendo in dubbio l’imparzialità, trattandosi di colleghi di Hala Bedi. Uno fu testimone diretto dei fatti e l’altra si trovava nella redazione, in contatto permanente con il giornalista sanzionato. Inoltre esistono documenti audio (interviste concesse in diretta a Hala Bedi) dove si può constatare che la persona accusata stava facendo il suo lavoro di giornalista.

  • Non si accetta la validità del video come prova perché ” non raccoglie totalmente i successi”. Secondo Hala Bedi, questa affermazione “ignora completamente i contenuti del video e il fatto di che l’unico video valido come prova era quello del telefono cellulare distrutto”.

“La formula è chiara: colpevole fino a che si dimostri il contrario”, denunciano da Hala Bedi. Per questo hano detto no alla sanzione, a la validità di questo processo amministrativo in concreto e alla legge Bavaglio in generale. Considerano che il processo ” si è costruito su una bugia” e hanno avvertito che arriveranno fino alla fine per conseguire che la ingiustizia non sia fatta.

Senza azzittarci, senza bavaglio In difesa della libertà d’espressione

Non si tratta di un caso isolato. Si tratterebbe del primo giornalista basco sanzionato con la Legge Bavaglio pero il Governo Basco ha applicato questa legge più di 8000 volte da luglio 2016 anche se aveva dato la parola di non farlo. In più si sta usando per vulnerare, tra altre cose, i diritti civili e politici, la libertà d’espressione, stampa e informazione.

Así zanja el Gobierno Vasco nuestra denuncia por vulneración de la libertad de información: en siete líneas.

Questo non è un attacco contro un giornalista , ma un attacco contro Hala Bedi, contro Errekaleor, contra il movimento popolare, contra la dissidenza politica e sociale e specialmente contro la libertà d’informazione. Hala Bedi deciso disobbedire a questa legge eccezionale e seguirà attuando di conseguenza perché l’accusa è falsa e perché la legge è ingiusta e mette in percolo le libertà basiche di una democrazia. Un sistema che impedisce ai cittadini a accedere a tutta l’informazione e criminalizza il lavoro giornalistico, non si può considerare democratico.

Non possiamo e non accetteremo che il semplice testimonianza di un poliziotto si usi come prova; suppone ammettere che il poliziotto fa il suo lavoro con professionalità e il giornalista no. Questo non si può ammettere, perché mette in pericolo la libertà d’informazione e la professionalità delle persone che svolgono funzioni giornalistiche. Non fare caso a questo dettaglio, sarebbe permettere a qualsiasi poliziotto abusare su quei giornalisti o mezzi di comunicazione che non gli piacciono.

In qualche settimana, Hala Bedi presenterà un ricorso contenzioso-amministrativo contro la risoluzione sanzionatoria. Cosi dimostreremo l’intenzione di usare tutte le vie possibili e arrivare al tribunale per potere difendere come si deve non solo la libertà d’informare ma anche il diritto collettivo alla diversità informativa.

Mentre, seguiamo facendo il nostro lavoro come abbiamo fatto fino a adesso. Questo sarà il maggior atto di disobbedienza possibile a questa ingiustizia. Senza azzittarci, senza bavaglio.

Hala Bedi poursuivra le gouvernement basque pour avoir imposé la «loi-bâillon» à l’un de ses journalistes

Hala Bedi poursuivra le gouvernement basque pour avoir imposé la «loi-bâillon» à l’un de ses journalistes

Après près d’un an de procès, le département de la Sécurité du gouvernement basque a confirmé la sanction contre le journaliste de Hala Bedi, Mikel Saenz de Buruaga, à qui a été appliquée la Loi sur la Sécurité publique pour l’enregistrement d’une intervention policière dans le quartier de Errekaleor (Gasteiz).


Une fois rejetées toutes les allégations qui ont été présentées, il s’agirait du premier journaliste basque sanctionné par la «loi-bâillon».

Hala Bedi a annoncé qu’elle «ira jusqu’au bout» pour faire face à ce qu’elle considère comme «une attaque contre la liberté d’information». Une attaque qui, comme elle l’a dénoncé, serait «basée sur un faux rapport préparé par l’Ertzaintza», de sorte qu’elle soumettra la résolution de la sanction à un procès contentieux administratif.

Elle a également vertement critiqué l’attitude du gouvernement basque qui a appliqué «une loi injuste qui viole les droits civils et politiques» et qui a donné «une couverture institutionnelle à un coup monté de la police», d’autant plus que le Parlement basque avait pris l’engagement de ne pas appliquer ladite loi.

À la fin du processus administratif, qu’elle a appelé « kafkaïen » Hala Bedi considère que le droit à la défense a été gravement violé, après que tous les éléments de preuve présentés furent ignorés et rejetés, y compris des documents audiovisuels et des témoignages directs qui contredisent la version de la police.

De plus, divers éléments amènent Hala Bedi à croire que, « nous sommes en effet confrontés à un coup monté de la police » qui n’a pas été préparé le jour de l’incident, mais plus tard comme « un châtiment au journalisme à Errekaleor » et « une vengeance pour la dénonciation publique » faite après l’agression subie ce jour-là.

Reconstruction des faits Réduit au silence, battu et, en plus, puni

Mais que s’est-il réellement passé le matin du 18 mai 2017 dans le quartier d’Errekaleor? Pourquoi le journaliste de Hala Bedi a-t-il été sanctionné après avoir été agressé par la police alors qu’il effectuait son travail? Pourquoi n’a-t-il pas été informé le jour même qu’il avait été sanctionné? Comment est-il possible que les rapports de police ne mentionnent pas son statut de journaliste, bien qu’il ait été accrédité avec sa carte de presse?


Tras la agresión, así quedó el teléfono movil con el que el periodista de Hala Bedi cubría la noticia

Ce 18 mai, au cours d’une intervention de la police pour couper l’électricité au quartier occupé d’Errekaleor, deux journalistes d’Hala Bedi couvraient les nouvelles très tôt le matin. Tout le travail que le journaliste a fait ce jour-là peut encore être facilement trouvé sur Internet: la couverture minute par minute faite via les réseaux sociaux, les connexions téléphoniques ou vidéo en direct qui ont reçu des milliers de visites au cours des jours qui ont suivis.

Vers 12:30, le journaliste d’Hala Bedi, Mikel Saenz de Buruaga, a été attaqué par un agent de l’Ertzaintza alors qu’il enregistrait l’intervention de la police avec un téléphone mobile, qui a été détruit lorsque le téléphone a été jeté en l’air, intentionnellement, par le même agent.

Après cet événement, les deux journalistes, qui portaient en tout temps leurs cartes de presse, ont demandé l’identification de l’agent, et ont demandé des explications à propos de l’agression subie à un des commandants responsables de l’opération. Cependant, finalement, les personnes qui ont été identifiées furent les journalistes eux-mêmes.

Comunicado público de Hala Bedi denunciando la agresión sufrida el 18 de mayo

Dans le cas de Mikel Saenz de Buruaga, l’Ertzaintza lui a retiré l’accréditation de presse et le DNI, pendant plusieurs minutes, sans offrir aucune explication. Enfin, le commandant retourne au journaliste les deux documents, ainsi qu’un document manuscrit avec le numéro d’identification supposé de l’agent responsable de l’attaque. Le commandant en est même venu dire à ce moment-là: « Nous vous connaissons déjà. Nous savons que vous faites partie du milieu radical. »

Tout cela, sans avertir le journaliste en aucun moment de quelconque comportement inapproprié, et sans le prévenir de son intention de le sanctionner. En fait, cet après-midi là, Hala Bedi a publié un communiqué qui dénonçait publiquement ce qui s’était passé.

Dans la vidéo suivante, présentée comme preuve dans l’un des recours- vous pouvez voir comment le journaliste de Hala Bedi était à Errekaleor pour effectuer un travail strictement journalistique, et ce tout au long de la matinée, derrière le cordon de police: en train d’enregistrer avec un téléphone mobile, de diffuser des images à travers les réseaux sociaux ou de faire des connexions téléphoniques avec la radio, en tant que correspondant.


Peu de temps après son arrivée, l’Ertzaintza a déployé un cordon de police à l’entrée de Errekaleor, ce qui a empêché l’accès au quartier à de nombreux journalistes d’autres médias, ils n’ont pas pu couvrir les faits qui ont eu lieu. Beaucoup d’entre eux l’ont dénoncé à l’époque, et en fait, certains médias en sont même venus à utiliser des images de Hala Bedi pour rapporter les nouvelles.

Un processus kafkaïen Le labyrinthe de la «loi-bâillon» et les processus administratifs

Pancarta de denuncia tras la aplicación de la Ley Mordaza a Hala Bedi

Cependant, en juillet, près de deux mois après les faits, et sans préavis, le Gouvernement basque a envoyé une notification au journaliste, en imposant une pénalité de 602 € pour une violation grave de la Loi sur la sécurité publique, mieux connu sous le nom « loi-bâillon ».

Le dossier de sanction était basé sur un rapport de police selon lequel le journaliste de Hala Bedi avait violé l’article 36.6. de ladite loi, pour « désobéissance ou résistance à l’autorité » ayant prétendument dépassé un cordon de police le 18 mai à Errekaleor.

Des accusations que Hala Bedi et le journaliste ont toujours niées, considérant que la sanction était une « vengeance » et une « attaque contre la liberté d’information ».

À l’époque, l’assemblée de Hala Bedi décida de répondre collectivement à l’attaque et de la dénoncer publiquement, montrant sa prédisposition à « désobéir », à ne pas payer la sanction et à faire appel jusqu’à la dernière instance. Cette même assemblée a répondu à cette «injustice», puisque, comme elle l’a expliqué, «la loi elle-même est injuste et les faits allégués sont faux».

La solidarité et la couverture médiatique ont étés énormes, comme c’était le deuxième cas où un journaliste basque a souffert de l’application de la «loi du bâillon» (le premier étant Axier Lopez, un journaliste d’Argia, qui n’a finalement pas reçu la sanction). De nombreux groupes et associations ont manifesté leur rejet de cette sanction, la qualifiant de « violation de la liberté de la presse »:

Queja presentada por la PDLI al Defensor del Pueblo

    • Le 28 juillet, l’Association basque des journalistes et le collège   basque des journalistes ont publié une déclaration commune dénonçant cette «attaque directe contre le droit à l’information».
    • La plate-forme pour la défense de la liberté d’information (PDLI)        a également déposé une plainte au Médiateur (Ombudsman), dénonçant ainsi «le camouflage des amendes contre la liberté d’information en infractions génériques » et «l’augmentation disproportionnée » de ces sanctions.

Toujours en août, le journaliste de Hala Bedi a déposé un premier recours administratif. Par la suite, après huit mois de procès avec un total de six notifications officielles et cinq recours, le ministère de la Sécurité du gouvernement basque a notifié, le 28 mars, la résolution de sanction confirmant l’amende contre Mikel Sáenz de Buruaga.

Hala Bedi dénonce que le journaliste a subi une « situation sans défense possible » durant tout le processus et qu’il a fini par être condamné à une amende pour « faits totalement faux ». De cette façon, parmi tant d’autres, elle critique plusieurs éléments « constants dans tout ce labyrinthe administratif de notification-recours-notification », en guise de résumé:

Resolución del Viceconsejero de Seguridad por la que se desestima el último recurso presentado por Hala Bedi / marzo 2018.

  • Le dossier ne prouve pas les faits qui sont destinés à être sanctionnés. Le Département de Sécurité du gouvernement basque en vient à dire que Mikel Sáenz de Buruaga ne s’est identifié à aucun moment avec son accréditation de presse, ce qui « est un mensonge particulièrement flagrant sur des faits que plusieurs personnes ont vus de leurs propres yeux », selon la plainte de Hala Bedi. Aussi, il y a des audios (interviews que Hala Bedi a donné en direct) dans lesquels on peut voir que l’accusé travaillait comme journaliste.

  • Cependant, il y a un recours constant à l’article 52 de la loi sur la sécurité des citoyens, qui stipule que «les plaintes (…) formulées par des agents dans l’exercice de leurs fonctions qui ont été témoins des événements, ratification préalable (… ), constituera une base suffisante pour adopter la résolution appropriée. L’argument  classique du « votre parole contre la nôtre » prise à l’extrême, car il n’y a aucune possibilité de démontrer le contraire, et même aujourd’hui, malgré l’avoir demandé à plusieurs reprises, la défense n’a toujours pas reçu l’acte de ratification des agents qui ont déposé la plainte, ce qui est essentiel pour appliquer ledit article 52.

La infracción “se considera probada” en virtud de lo establecido en el artículo 52 de la ‘Ley Mordaza’

  • Les déclarations écrites des deux témoins présentés sont rejetées, mettant en doute leur impartialité, car ce sont deux compagnons de Hala Bedi. L’un était un témoin direct des faits et un autre était dans la salle de rédaction, en contact permanent avec le journaliste sanctionné. Aussi, il y a des audios (interviews que Hala Bedi a donnés en direct) dans lesquels on peut voir que l’accusé travaillait comme journaliste.

  • La validité de la vidéo présentée comme preuve est rejetée, car « elle ne présente pas dans son intégralité les événements qui se sont produit». Selon Hala Bedi, cette déclaration «ignore complètement le contenu de la vidéo et le fait que la seule vidéo qui pourrait servir de preuve définitive se serait trouvée dans le téléphone qui a été détruit».

«La formule est claire: coupable jusqu’à preuve du contraire», dénonce Hala Bedi. Pour cette raison, ils ont manifesté leur rejet catégorique « de la sanction, de la validité de ce processus administratif en particulier et de la « loi-bâillon » elle-même en général ». Ils considèrent que le processus « a été construit sur un mensonge » et ils ont averti qu’ils iraient « jusqu’au bout » pour s’assurer que « cette injustice ne devienne pas effective ».

Sans se taire, sans bâillon En défense de la liberté d’expression

Manifestación contra la Ley Mordaza en Gasteiz, en julio de 2017, en el segundo aniversario de su entrada en vigor.

Ce n’est pas un cas isolé. Ce serait le premier journaliste basque finalement sanctionné par la «loi-bâillon», mais le gouvernement basque a appliqué cette loi plus de 8 000 fois depuis juillet 2016, malgré son engagement à ne pas le faire. De plus, cette loi est utilisée pour violer, entre autres, les droits civils et politiques, ainsi que la liberté d’expression, de presse et d’information.

Ce n’est pas une attaque contre un journaliste, mais une attaque contre Hala Bedi, contre Errekaleor, contre le mouvement populaire, contre la dissidence politique et sociale, et surtout contre la liberté d’information. Hala Bedi a décidé collectivement de désobéir à cette loi exceptionnelle, et continuera à agir en conséquence, car l’accusation est fausse et parce que la loi elle-même est injuste et met en danger les libertés fondamentales dans une démocratie. Un système qui empêche les citoyens d’accéder à toutes les informations et criminalise le travail journalistique ne peut être considéré comme démocratique.

Nous ne pouvons pas accepter la prémisse sur laquelle cette absurdité est basée:le fait que le simple témoignage d’un policier soit admis comme preuve implique d’admettre que la police exerce son travail professionnellement et que le journaliste ne le fait pas. C’est inadmissible, car cela met en péril la liberté d’information et le professionnalisme des personnes qui exercent des tâches journalistiques. Passer outre ce détail implique donner carte blanche à n’importe quelle police pour commettre des excès contre les journalistes ou les médias qui ne plaisent pas à la police.

En outre, ce vendredi 20 avril, à 10h30 du matin, Hala Bedi comparaîtra devant la Commission de sécurité du Parlement basque pour dénoncer cette attaque contre la liberté d’information, demander la suspension de la sanction et exiger que le Parlement basque se conforme à ses engagements de ne pas appliquer la «loi-bâillon».

En attendant, nous continuerons à faire notre travail, comme nous l’avons fait jusqu’ici. Ce sera le plus grand acte de désobéissance possible face à cette injustice. Sans se taire, sans bâillon. Pour nous, pour tous.

Hala Bedi portarà a judici al Govern Basc per imposar la Llei Mordassa a un dels seus periodistes

Hala Bedi portarà a judici al Govern Basc per imposar la Llei Mordassa a un dels seus periodistes

Després de gairebé un any de procés, el Departament de Seguretat del Govern Basc ha confirmat la sanció contra el periodista d’Hala Bedi, Mikel Saénz de Buruaga, a qui va aplicar la Llei de Seguretat Ciutadana per gravar una intervenció policial en el barri de Errekaleor (Gasteiz). Una vegada rebutjades totes les al·legacions presentades, es tractaria del primer periodista basc sancionat amb la “Llei Mordassa”.

Hala Bedi ha anunciat que arribarà “fins al final” per fer front al que considera “un atac a la llibertat d’informació”. Un atac que, segons ha denunciat, estaria “basat en un informe fals elaborat per l’Ertzaintza”, per la qual cosa acudirà a judici contenciós-administratiu en contra de la resolució sancionadora.

També ha criticat durament l’actitud del propi Govern Basc, al aplicar “una llei injusta que vulnera els drets civils i polítics” i donar “cobertura institucional a un muntatge policial”, encara més, tenint en compte que el Parlament Basc va adoptar el compromís de no aplicar la llei.

Al final del procés administratiu, que han titllat de “kafkiano”, Hala Bedi considera que s’ha vulnerat greument el seu dret a la defensa, al haver estat ignorades i rebutjades totes les proves presentades, incloent documents audiovisuals i declaracions de testimonis directes que contradiuen la versió policial.

A més, diversos elements porten a Hala Bedi a creure que, “efectivament, ens trobaríem davant d’un muntatge policial”, construït no el mateix dia dels fets, sinó posteriorment, com a “càstig al treball periodístic desenvolupat en Errekaleor”, i com a “venjança per la denúncia pública” realitzada després de l’agressió  soferta aquell dia.

Reconstruint els fets Silenciades, copejades i, a més, castigades

Però què va ser el que va ocórrer realment durant el matí del 18 de maig de 2017 en el barri d’Errekaleor? Per què el periodista de Hala Bedi va acabar sent sancionat després d’haver estat agredit per la policia mentre realitzava el seu treball? Per què el mateix dia no se li va informar que havia estat sancionat? Com és possible que en els informes policials no s’esmenti la seva condició de periodista, malgrat haver-se acreditat amb el seu carnet de premsa?

Aquell 18 de maig, durant una intervenció policial per un tall de llum al barri ocupat d’Errekaleor, dos periodistes de Hala Bedi van estar cobrint la notícia des de primera hora del matí . Tot el contingut publicat durant aquell dia encara pot trobar-se fàcilment en internet: seguiment minut a minut a través de les xarxes socials, connexions telefòniques en directe o un vídeo que van obtenir milers de visites durant aquells dies.

Sobre les 12:30h, el periodista de Hala Bedi, Mikel Sáenz de Buruaga, va ser agredit per un agent de l’Ertzaintza mentre gravava l’actuació policial amb un telèfon mòbil que va quedar destrossat al ser llançat per l’aire, de forma intencionada, pel mateix agent.

Després d’aquest succés, identificant-se a tot moment amb els seus carnets de premsa, tots dos periodistes van exigir la identificació de l’agent, i van demanar explicacions per la agressió soferta davant un dels caps responsables de l’operació. No obstant això, finalment, els identificats van ser els propis periodistes.

En el cas de Mikel Sáenz de Buruaga, l’ Ertzaintza va arribar a retirar-li l’acreditació de premsa, conjuntament al DNI, durant diversos minuts, sense oferir cap explicació. Finalment, el cap responsable va retornar al periodista tots dos documents, conjuntament amb un paper manuscrit amb el suposat nombre d’identificació de l’agent responsable de l’agressió.

La persona al càrrec va arribar a dir en aquell moment: “Ja us coneixem. Sabem que sou de l’entorn radical”, referint-se a Hala Bedi, després de contrastar les seves dades i l’acreditació de premsa amb la central. D’aquesta manera, manca de sentit que aquesta acreditació no figuri en l’informe policial.

Tot ell, sense advertir en cap moment al periodista per cap comportament inadequat, i sense notificar-li intenció alguna de sancionar-ho. De fet, aquella mateixa tarda, Hala Bedi va emetre un comunicat denunciant públicament l’ocorregut.

En el següent vídeo –presentat com a prova en un dels recursos- es pot observar com el periodista d’Hala Bedi es trobava en Errekaleor realitzant un treball estrictament periodístic durant tot el matí, des de darrere del cordó policial: gravant amb un telèfon mòbil, difonent imatges a través de les xarxes socials o realitzant connexions telefòniques amb la ràdio, en qualitat de corresponsal.

Poc després de la seva arribada, l’Ertzaintza va desplegar un altre cordó policial a l’entrada d’Errekaleor, que va ser el que va impedir l’accés al barri a nombrosos periodistes de altres mitjans de comunicació, que no van poder cobrir els fets des d’on s’estaven produint. Així ho van denunciar molts d’ells al seu moment, i de fet, alguns mitjans van arribar a utilitzar imatges de Hala Bedi per informar sobre la notícia.

Un procés “Kafkiano” El laberint de la Llei Mordassa i els processos administratius

No obstant això, al juliol, gairebé dos mesos després del fets, i sense cap noticia prèvia, el Govern Basc, va enviar una notificació al periodista, imposant-li una sanció de 602€ per una infracció greu de la Llei de Seguretat Ciutadana, més coneguda com “Llei Mordassa”.

L’expedient sancionador es basava en un informe policial segons el qual el periodista de Hala Bedi hauria infringit l’article 36.6 d’aquesta llei, per “desobediència o resistència a la autoritat” en haver sobrepassat, suposadament, un cordó policial el 18 de maig en Errekaleor.

Unes acusacions que tant Hala Bedi com el periodista han negat en tot moment, considerant que la sanció es tractaria d’una “venjança” i un “atac directe a la llibertat d’informació”.

Al seu moment, l’assemblea d’Hala Bedi va decidir respondre col·lectivament a l’atac i denunciar-ho públicament, mostrant la seva predisposició a “desobeir”, no abonar la sanció i recórrer-la fins les últimes conseqüències.  Aquesta mateixa assemblea va plantejar aquesta resposta davant una “injustícia”, ja que, segons varen explicar, “la pròpia llei és injusta i els fets imputats són falsos”.

La solidaritat i el ressò mediàtic van ser enormes, en tractar-se del segon cas en el qual un periodista basc sofria l’aplicació de la “Llei Mordassa”( el primer va ser Axier Lopez periodista d’Argia, a qui finalment se li va retirar la sanció) i el primer en el que era el Govern Basc qui l’aplicava en contra d’un periodista. Nombrosos col·lectius i associacions van mostrar el seu rebuig, qualificant la sanció com una “vulneració de la llibertat de premsa”:

  • El 28 de juliol, l’Associació Basca de Periodistes i el Col·legi Basc de Periodistes van emetre un comunicat conjunt, denunciant aquest “atac directe al dret d’informació”.
  • La plataforma en Defensa de la Llibertat d’Informació (PDLI) també va presentar una queixa davant el Defensor del Poble, on denunciaven el “camuflatge de les multes contra la llibertat d’informació sota infraccions genèriques” i el “increment desproporcionat” d’aquestes sancions.
  • A l’agost, el Defensor del Poble va iniciar actuacions després de la queixa de la PDLI. Paral·lelament, Hala Bedi va iniciar contactes amb l’Ararteko, qui va confirmar que existia un expedient obert per el Defensor del Poble.
  • Recentment, la PDLI recollia el cas en el seu informe “2017, l’any dels delictes d’opinió”.

També a l’agost, el periodista de Hala Bedi va interposar un primer recurs administratiu. Posteriorment, després de vuit mesos de procés amb un total de sis notificacions oficials i cinc recursos, el passat 28 de març, el Departament de Seguretat del Govern Basc va notificar la resolució sancionadora en la qual es confirmava la multa contra Mikel Sáenz de Buruaga.

Hala Bedi denuncia que el periodista ha sofert una “situació d’indefensió” durant tot el procés i que ha finalitzat sent multat per “uns fets totalment falsos”. D’aquesta manera, entre molts altres, critica diversos elements “constants durant tot el laberint de notificació-recurs-notificació”, en resum:

  •  L’expedient no acredita els fets que es pretenen sancionar. El Departament de Seguretat del Govern Basc arriba a negar que Mikel Sáenz de Buruaga s’identifiqués en cap moment amb la seva acreditació de premsa, la qual cosa “resulta especialment flagrant,  mentir descaradament sobre uns fets que varies persones van veure de primera mà i que haurien de constar en les comunicacions internes de l’Ertzaintza”, segons denuncia Hala Bedi.

  • No obstant això, es recorre constantment a l’article 52 de la Llei de Seguretat Ciutadana, que afirma que “les denúncies (…) formulades pels agents en l’exercici de les seves funcions que haguessin presenciat els fets, prèvia ratificació (…), constituiran base suficient per adoptar la resolució que procedeixi”. El clàssic de “la seva paraula contra la teva” portant-ho al extrem, al no existir possibilitat alguna de demostrar el contrari. Es més, a dia d’avui, malgrat haver-ho sol·licitat reiteradament, la defensa segueix sense haver rebut l’acta de ratificació dels agents que van interposar la denúncia, imprescindible per aplicar l’esmentat article 52.

  • Es rebutgen les declaracions escrites dels dos testimonis presentats, posant en dubte la seva imparcialitat, al tractar-se de dos companys de Hala Bedi. Un va ser testimoni directe dels fets i l’altra es trobava en la redacció, en contacte permanent amb el periodista sancionat. Així mateix, existeixen àudios (entrevistes que va concedir en directe a Hala Bedi) en els quals es pot constatar que la persona acusada estava exercint la seva funció com a periodista.

  •  Es rebutja la validesa del vídeo presentat com a prova, perquè “no recull íntegrament els fets esdevinguts”. Segons Hala Bedi, aquesta afirmació  “ignora per complert el contingut del vídeo i el fet de que l’únic vídeo que podria servir com a prova definitiva es trobaria en el mòbil que va ser destrossat”.

“La fórmula és clara: culpable fins que es demostri el contrari”, denuncien des d’Hala Bedi. Per això, han mostrat el seu rotund rebuig “a la sanció, a la valides d’aquest procés administratiu en concret i a la pròpia Llei Mordassa en general”. Consideren que el procés “s’ha construït sobre una mentida” i han advertit que arribaran “fins el final” per aconseguir  que “aquesta injustícia no arribi a fer-se efectiva”.

Sense callar-nos, sense mordassa En defensa de la llibertat d’expressió

No es tracta d’un cas aïllat. Es tractaria del primer periodista basc finalment sancionat mitjançant la “Llei Mordassa”, però el Govern Basc ha aplicat aquesta llei més de 8000 vegades des de juliol de 2016, tot i el compromís de no fer-ho. I, a més, s’està utilitzant per vulnerar, entre altres coses, els drets civils i polítics, així com la llibertat d’expressió, premsa i d’informació.

Aquest no és un atac contra un periodista, sinó un atac contra Hala Bedi, contra Errekaleor, contra el moviment popular, contra la dissidència política i social, i especialment, contra la llibertat d’informació. Hala Bedi va decidir col·lectivament desobeir aquesta llei excepcional, i seguirà actuant en conseqüència, perquè l’acusació és falsa i perquè la pròpia llei és injusta i posa en perill llibertats bàsiques en una democràcia. Un sistema en el que s’impedeix a la ciutadania accedir a tota la informació i criminalitza la labor periodística, no pot considerar-se democràtic.  

No podem ni acceptarem la premissa de la qual parteix aquest despropòsit: el fet que el simple testimoniatge d’un policia s’elevi a prova definitiva, suposa admetre que la policia exerceix la seva feina amb professionalitat i el periodista no. Això és inadmissible, ja que posa en risc la llibertat d’informació, i la professionalitat de les persones que exerceixen tasques informatives. Passar aquest detall per alt, implica donar carta blanca a qualsevol policia per portar a terme excessos contra els periodistes o mitjans de comunicació que no son del seu grat.

En les properes setmanes, Hala Bedi presentarà un recurs contenciós-administratiu contra la resolució sancionadora. Així, mostrem la nostra intenció d’esgotar totes les vies jurídiques possibles i acudir a judici per defensar adequadament no només nostra pròpia llibertat d’informar, si no també el dret col·lectiu a la diversitat informativa.

A més, durant els propers dies, Hala Bedi compareixerà davant la Comissió de Seguretat del Parlament Basc per denunciar aquest atac a la llibertat d’informació, sol·licitar la suspensió de la sanció i exigir al Parlament Basc que compleixi el seu compromís de no aplicar la “Llei Mordassa”.

Mentrestant, seguirem realitzant el nostre treball, com hem fet fins ara. Aquest serà el major acte de desobediència possible davant d’aquesta injustícia. Sense callar-nos, sense mordassa. Per nosaltres, per totes.  

Hala Bedi is taking the Basque Government to court for attacking the freedom of information.

Hala Bedi is taking the Basque Government to court for attacking the freedom of information.

After almost a year-long process, the Security Department of the Basque Government has confirmed that it will prosecute the fine issued against the Hala Bedi radio journalist, Mikel Sáenz de Buruaga. This fine was issued as Buruaga was covering a protest in the occupied suburb of Errekaleor in Gasteiz, and is the first case in which a Basque journalist has fallen victim to the so called “muzzle law.”

The independent radio station Hala Bedi has announced that it will “fight to the end” to resist what it considers “an attack on the freedom of information.” Moreover, as has been denounced, this attack is “based on a false statement by the State police,” which will be contested in court on contienscious and administrative grounds.

The radio has also harshly criticized the attitude of the regional PNV Basque Government. By applying the Muzzle Law, approved by the conservative PP central government in 2015,  “which threatens civil and political rights,” the Basque state government “lends institutional support to a political stunt.”

At the end of  an administrative process described as “Kafkian,” Hala Bedi believes that it’s right to legal defense have been severely violated. The evidence presented by the radio, including audiovisual records and statements by eyewitnesses that directly contradict police allegations, has been systematically ignored.

Moreover, various factors have lead the station to the conclusion that “effectively, we are in a political setup.” This did not arise spontaneously on the day of the protest but was a planned response “to punish the journalistic work carried out in Errekaleor” and “as revenge for our public denunciation” of the Basque Nationalist Party state government.

Reconstructing Events Silenced, beaten and then punished.

But what really happened on the morning of the 18th of May 2017? Why was a journalist from Hala Bedi fined after being attacked by the police while doing his job? Why wasn´t the journalist informed of the fine on the day it was issued? Why is it that the police reports do not mention that Sáenz de Buruaga was a journalist despite having shown an accredited press credential?

On that 18th of May, during a police intervention to enforce cutting off the electricity in Errekaleor, two Hala Bedi journalists were on the scene from the early morning. All of the content published throughout the day can still be found easily on the internet, including minute by minute updates on social media, live telephone linkups and a video which received millions of hits at the time of the protest.

Around 12:30, the Hala Bedi journalist Mikel Sáenz de Buruaga, was attacked and injured by state police as he recorded a police charge with a mobile phone which was destroyed when it was intentionally thrown on the ground by the attacking police officer.

Immediately following this attack, two journalists identifying themselves with press cards demanded to see the attacking officer’s ID and asked for an explication for his actions from the police sergeants in charge of the operation. Finally, however, it was the journalist who were formally identified by the police.

In the case of Mikel Sáenz de Buruaga, the police reached the point of confiscating his media credential, together with his national ID card, for several minutes, without offering any explication. FInally the commanding officer returned both documents, together with a handwritten note supposedly indicating the ID number of the officer who had attacked Buruaga and destroyed his phone.The commander said at this time “We know you already. We know that you´re with the radicals.”

All of this happened without the journalist being advised at any point of any illegal or improper behaviour or any intention to issue a fine. The same day as the protest, Hala Bedi radio issued a press release denouncing events at the protest.

In the following video- presented as evidence at one of the appeals hearings- you can see how the Hala Bedi journalists carried out journalistic work throughout the morning from behind police lines: recording with mobile phones, sending images over social networks and going to air over their mobiles.

Soon after arriving, the state police deployed a second line of agents and the entrance to the suburb, which prevented many journalist from other media outlets from providing coverage of what was happening inside the suburb itself. Many of these journalists denounced the restriction of access and some used images recorded by Hala Bedi as part of their own coverage.

A Kafkaesque Process The Labyrinth of the Muzzle Law and administrative processes

In spite of this, almost two months after these events and without any prior notice, the Basque Government sent a fine of €602 for a serious breach of the “Citizen Safety” law, more commonly known as “the Muzzle Law.”

The fine was issued on the basis of a police statement according to which the journalist had breached article 36.6 of this law, being “disobedience or resistance to authority,” by, supposedly, passing through a police cordon on the 18th of May. Both the journalist and Hala Bedi have rejected these accusations from the beginning and consider the fine to be “based on revenge” and “an attack on the freedom of information.”

At the time, the assembly governing Hala Bedi decided to respond collectively to the attack and denounce it publicly, demonstrating their willingness to “disobey,” leave the fine unpaid and appeal until all avenues were exhausted. This same meeting declared that the fine was “an injustice” as “the law itself is unjust and the accusations are false.”

There were huge demonstrations of solidarity and an impressive media impact, as this was the second case in which a Basque journalist was targeted by the Muzzle Law (the first case involved Axier Lopez, from the newspaper Argia, against whom the penalty was eventually withdrawn). Many collectives and associations demonstrated their rejection of the application of this law, declaring the fine to be “a violation of the freedom of the press.”:

  • On the 28th of June Association of Basque Journalists and the Basque Press College issued a statement denouncing this “direct attack against the freedom of information.”
  • The platform in Defence of the Freedom of Information (PDLI) also presented a formal complaint before the ombudsman in which they denounced “fines against the freedom of information camouflaged as general infractions” and the “uncontrolled and disproportionate increase” in the value of these fines.
  • In August, the ombudsman began actions as a response to the complaint made by PDLI. In parallel, Hala Bedi began to make contacts with Ararteko, who confirmed that there was an ongoing process by the ombudsman.
  • Recently, the PDLI included the case in its report “2017, the Year of Crimes of Opinion.”

Also in August, Buruaga, the journalist from Hala Bedi, launched his first administrative appeal. Since then after 8 months of bureaucratic processes including a total of six official notifications and five appeals, on the 28th of March the Department of Security of the Basque government issued a final notification that it would be prosecuting the fine.

Hala Bedi denounces that this journalist has been subject to “a situation of defencelessness” throughout the process and that he has ended up being fined for “totally fabricated events”. Hala Bedi similarly denounces, amongst many other things, these elements which were “constant throughout the labyrinth of notification-appeal-notification”. By way of summary:

  • The case file does not contain the events for which a fine was supposedly issued. The Security Department went as far as denying that Miguel Sáenz de Buruaga ever identified himself with his press credential which is “especially fragrant, lying directly about an event which various witnesses saw first hand,” according to the complaint made by Hala Bedi.
  • Despite this, the case file make constant reference to article 52 of the Citizen Safety Law, which states that “accusations (…) made by agents in the field exercising their responsibilities who have witnessed events first hand, prior to ratification (…) constitute sufficient basis to adopt subsequent proceedings.” It’s the clasic “your word against theirs” situation taken to the extreme, given that there is no possible way to demonstrate their word is false. What’s more, to this day, despite having requested it repeatedly, the defence is yet to receive the declarations of the agents who made the accusations, which are indispensable for the application of article 52.
  • Statements written by two witnesses have been rejected, as their impartiality has been questioned as they are also journalists working with Hala Bedi. One was a direct witness to events, the other based at the station in constant contact with the accused.
  • The validity of a video presented by the defense as evidence has been rejected, because “it doesn’t show a full record of prior events.” According to Hala Bedi, this rejection “completely ignores the contents of the video and the fact that the only video that could supply definitive proof was recorded on the mobile destroyed by police”.

Hala Bedi denounces “The formula is clear: guilty until proven innocent”. For this reason there is a total rejection “of the fine, of the administrative process and of the Muzzle Law in general.” The consider that the process “has been based on a lie” and have advised that they will “resist until the end” so that “this injustice is not carried through.”

Without Silence, Without Muzzes In Defense of Freedom of Expression

This is not an isolated case. This is the first Basque journalist to be definitively penalised under the Muzzle Law, but the law has been applied by the Basque Government in another
8 000 cases since July 2016 despite their commitment not to do so. This law is being used to violate, amongst other things, civil and political rights, such as the freedoms of expression, press and information.

This is not an attack on one journalist, but an attack against Hala Bedi, against Errekaleor, against social movements, against political and social dissidence, and, especially, against the freedom of information. Hala Bedi has decided collectively to disobey this law and to continue to act with conscience because the law is unjust and the accusations are false.

Over the next weeks, Hala Bedi will present a conscientious-administrative appeal against the fine. We intend to exhaust all legal means available and to go to court to defend the freedom of information.

Also, this Friday the 20th of April, at 10:30 in the morning, Hala Bedi will appear before the Security Commission of the Basque Government to denounce this attack on the freedom of information, demanding that the penalty be suspended and that the Basque Government uphold its commitment not to apply the Muzzle Law.

Meanwhile we will keep doing our job, as we have done up until now. This will be the greatest possible act of disobedience in the face of this injustice. Without silence, without being muzzled. For ourselves and for all of us.

 

 

Prudentzi Eguneko egitaraua aurkeztu dute

Prudentzi Eguneko egitaraua aurkeztu dute

Potato, Jon Basaguren, umeentzako zirkua, ekitaldia… Egongo dira apirilaren 28an muinoko etxean, Gasteizko Gaztetxearen 30.urteurren festan.

Apirilaren 28an, 30 urte beteko dira Gasteizko Gaztetxea jaio zenetik. Hori dela eta, ikasturte guztian zehar, egitarau berezia antolatu dute muinoko etxeko kideek: hilabetero gai konkretu bat jorratzen ari dira, herri mugimenduko eragile ezberdinekin batera: feminismoa, ekologismoa, autogestioa… Baina apirilaren 28an Gaztetxeak berak izango du protagonismoa: 30 urte beteko dira, San Prudentzio egunean bertan, lehenengo ostikotik.

Goizean-goiz hasiko dira ekimen ezberdinak. 10:00etatik aurrera, gosaria eta umeen txokoak egongo dira eta goiz guztian zehar, Alde Zaharrean barrena, erraldoiak, albokariak edo umeentzako zirko ikuskizuna. Eguneko plater nagusietako bat bazkaria izango da: tiketak Hala Bedi Tabernan daude salgai, 6 eurotan.

Gauean, aldiz, sorpresak espero dira: Potato taldeak kontzertua eskainiko du eta Akerbeltz erromeriarekin gonbidatu bereziak egongo dira Rafa plazan, Gaztetxe alboan. Gainera, Jon Basaguren abeslariak ere egunean hartuko du parte eta ekitaldi nagusia 20:30ean izango da.

Printzesa Transformer | “Bonbek izena dute”

Printzesa Transformer | “Bonbek izena dute”

Bonbek izena dute, Nagasaki eta Hiroshima suntsitu zutenek bezala: Little boy eta Fat Man. 1945. urtea zen eta erasoek gizaki deformatuak utzi zituzten kalean. Handik bost urtera, basakeria horren mina sendatzeko beharrak jota, Katsuo Ono eta Tatsumi Hijikata gorputz berri baten bilaketan aritu ziren eta Butoh dantza sortu zuten, ilunpeko dantza ere deitua.

Butoh gorputza eta honek kosmosean okupatzen duen lekuarekiko hausnarketa da. Inprobisatua da, asmoa ez baita pentsatzea, sentitzea baizik. “Gorputzaren bitartez hitz egitea baino, funtsa, gorputzari hitz egiten uztea da.”Gorputzaren barne bulkadak jarraitzea inkontzientea aktibatzen du eta mundu horretan gauzek ez dute izenik.

Duela gutxi Butoh ikastaro bat egin nuen eta azkenengo egunean kalera irten ginen dantza egitera. Barne-barneko mundu horretan ezezagunak diren gauzak gordetzen dira eta, agian, gauza horien forma ez da espero genuena bezain… ederra? Mota askotariko komentarioak entzuten genituen eta, nola ez, jendea erraz hasi zen mugikorrarekin grabatzen. Baina ez genbiltzan inorentzat dantzan eta aldi berean, jende guztiarentzat egiten genuen dantza. Paradoxikoa bezain arraroa. Handia bezain sakona.

Horietako egun batean, lagun batek gauzek izateko arrazoi bat behar dutela komentatu zuen. Nire galdera: Arrazoiek ulergarriak izan behar al dute? Kalean dantza egingo genuela esan zigutenean izutu egin nintzen, lotsa eta beldurra bizkarretik igotzen zitzaizkidan. – Lasai, ez daukazu zertan egin beharrik, begira geratu, soilik.- esaten nion nire buruari.

Plazarako bidea isilik egin genuen; hiria aztertuz espiak bagina bezala eta bat-batean nire azazkal batek aho baten forma hartu zuen, isilean sekretu bat oihukatuz. Imajinatzen duzu orkestra mutu bat zure burmuinean? Asia zure bularrean, udaberria genitaletan, hortzak dituen ukondoa, lastozko lepo bat. Sare baten puntatik tiraka hasi eta bertan harrapaturik dauden arrain, plastiko, lata eta hondakin guztiak agertuko dira, ederra da ez jakitea zer den barrukoa. Hala gertatu zen. Plazara iritsi eta plaza ginen.

Beste lagun batek zera esan zuen: <<Ezagutzen ez ditudan barneko gauzekin topo egiteak beldurra ematen dit>>. Beste batek erantzun: <<Niri ezezagunak diren barneko gauzekin topo ez egiteak ematen dit beldur>>.

Ez dakit zenbat denbora egon ginen kalean disolbaturik. Ez dakit nola heldu ginen heldu ginen lekuetara, elkarren arteko dantza indibidual ero batean. Hogei ginen. Hogei bonba, bakoitza bere izena eta historiarekin, munduaren historia osoa gu inguratuz, harekin korapilaturik. Eta han, korapilo horiekin dantzan, bat-batean gauzek zentzua hartu zuten. Oraindik ez dut egun horren arrazoia hitzetan topatu, ziur aski, denbora laburrean horrek ez baitauka betebeharrik, ez du gizartea eraldatuko. Baina liluragarria da ispilu bihurtzea eta gizartearen erretratu bat islatzea.

Denborarekin gauza guztiak punturen batetan gelditzen dira: Little boy eta Fat Man, kalean egindako dantza, Miguel Angel, Maddalena, Natalia, Ana, Ainhoa, haien arbasoak, haien hiriak, hirien zuhaitzak, logelak, telebistak, posterrak, zauriak, hitzak, eroritako hortzak, hildako inurriak, denak. Eta informazio guzti horren artean dantza, izenik gabekoa, deformatzen duena. Eta deformazio horretatik, espero gabe, aldaketa bat, zauri sendatu bat. Ez al da ederra zentzugabekeria hori?

Ertzaintza ikasleen aurka oldartu da, Altsasuko gazteen aldeko mobilizazioan

Ertzaintza ikasleen aurka oldartu da, Altsasuko gazteen aldeko mobilizazioan

Baimen eza argudiatuta, Ertzaintza Gasteizko Kanpuseko ikasleen aurka oldartu da, hainbat ikasle kolpatuz. Datozen egunetan, Altsasuko gazteen alde “zarata ateratzeko” deia egin du Altsasukoak Aske Gasteiz plataformak: lau elkarretaratze ezberdin egongo dira.

Apirilaren 18an, Altsasuko gazteen aurkako hirugarren epaiketa egunean, manifestazioa egin dute Gasteizko Kanpuseko ikasleek, epaiketa salatzeko eta gazteei elkartasuna adierazteko. Manifestazioa hasi bezain laster, Ertzaintzak mobilizazioa eten du, gazteek baimenik ez zutela argudiatuz.

Tentsioak gora egin du eta Ertzaintza ikasleen aurka oldartu da. Poliziek, ikasleen aurka egin dute, manifestariak kolpatuz. Are gehiago, salatu dutenez, hauetako baten kamerari ere eraso egin diote eta hau kentzen saiatu dira.

Gutxienez, ikasle bat identifikatu dute bertaratutako ertzainek. Minutu batzuk beranduago, mehatxuak gaindituz, manifestazioak aurrera egin du. Behin ekitaldia amaituta, poliziek “segada” bat egin dietela salatu dute ikasleek, gazte gehiago identifikatuz.

Argazkia: Hodei Iruretagoiena (@hirual)

Zarata ateratzeko deia

Altsasukoak Aske Gasteizek deituta, epaiketako lehenengo astean elkarretaratze zaratatsuak egingo dituzte Arabako hiriburuan:

  • Apirilaren 19an: Europan, Faroloian eta Pepe Ubisen.
  • Apirilaren 20an: Martxoak 3 plazan

Hala Bedi llevará a juicio al Gobierno Vasco por imponer la Ley Mordaza a uno de sus periodistas

Hala Bedi llevará a juicio al Gobierno Vasco por imponer la Ley Mordaza a uno de sus periodistas

Tras casi un año de proceso, el Departamento de Seguridad del Gobierno Vasco ha confirmado la sanción contra el periodista de Hala Bedi, Mikel Sáenz de Buruaga, a quien aplicó la Ley de Seguridad Ciudadana por grabar una intervención policial en el barrio de Errekaleor (Gasteiz). Una vez rechazadas todas las alegaciones presentadas, se trataría del primer periodista vasco sancionado con la ‘Ley Mordaza’.


Hala Bedi ha anunciado que llegará “hasta el final” para hacer frente a lo que considera “un ataque a la libertad de información”. Un ataque que, según han denunciado, estaría “basado en un informe falso elaborado por la Ertzaintza”, por lo que acudirá a juicio contencioso-administrativo en contra de la resolución sancionadora.

También ha criticado duramente la actitud del propio Gobierno Vasco, al aplicar “una ley injusta que vulnera los derechos civiles y políticos” y dar “cobertura institucional a un montaje policial”. Más aún, teniendo en cuenta que el Parlamento Vasco adoptó el compromiso de no aplicar dicha ley.

Al final del proceso administrativo, que han tildado de “kafkiano”, Hala Bedi considera que se ha vulnerado gravemente su derecho a la defensa, al haber sido ignoradas y rechazadas todas las pruebas presentadas, incluyendo documentos audiovisuales y declaraciones de testigos directos que contradicen la versión policial.

Además, diversos elementos llevan a Hala Bedi a creer que, “efectivamente, nos encontraríamos ante un montaje policial”, construído no el mismo día de los hechos, sino posteriormente, como “castigo al trabajo periodístico desarrollado en Errekaleor”, y como “venganza por la denuncia pública” realizada tras la agresión sufrida aquel día.

Reconstruyendo los hechos. Silenciadas, golpeadas y, además, castigadas

¿Pero qué fue lo que ocurrió realmente durante la mañana del 18 de mayo de 2017 en el barrio de Errekaleor? ¿Por qué el periodista de Hala Bedi acabó siendo sancionado tras haber sido agredido por la policía mientras realizaba su trabajo? ¿Por qué el mismo día no se le informó de que había sido sancionado? ¿Cómo es posible que en los informes policiales no se mencione su condición de periodista, a pesar de haberse acreditado con su carnet de prensa?


Tras la agresión, así quedó el teléfono movil con el que el periodista de Hala Bedi cubría la noticia

Aquel 18 de mayo, durante una intervención policial por un corte de luz en el barrio okupado de Errekaleor, dos periodistas de Hala Bedi estuvieron cubriendo la noticia desde primera hora de la mañana. Todo el contenido publicado durante aquel día aún puede encontrarse fácilmente en internet: seguimiento minuto a minuto a través de las redes sociales, conexiones telefónicas en directo o un video que obtuvo miles de visitas durante aquellos días.

Sobre las 12.30, el periodista de Hala Bedi, Mikel Sáenz de Buruaga, fue agredido por un agente de la Ertzaintza mientras grababa la actuación policial con un teléfono movil, que quedó destrozado al ser lanzado por los aires, de forma intencionada, por el mismo agente.

Tras este suceso, identificándose en todo momento con sus carnets de prensa, ambos periodistas exigieron la identificación del agente, y pidieron explicaciones por la agresión sufrida ante uno de los mandos responsables de la operación. Sin embargo, finalmente, los identificados fueron los propios periodistas.

Comunicado público de Hala Bedi denunciando la agresión sufrida el 18 de mayo

En el caso de Mikel Sáenz de Buruaga, la Ertzaintza llegó a retirarle la acreditación de prensa, junto al DNI, durante varios minutos, sin ofrecer ninguna explicación. Finalmente, el mando devolvió al periodista ambos documentos, junto a un papel manuscrito con el supuesto número de identificación del agente responsable de la agresión.

El mando llegó a decir en ese momento: “Ya os conocemos. Sabemos que sois del entorno radical”, refiriéndose a Hala Bedi, tras contrastar sus datos y la acreditación de prensa con la central. De este modo, carece de sentido que dicha acreditación no figure en el informe policial.

Todo ello, sin advertir en ningún momento al periodista por ningún comportamiento inadecuado, y sin notificarle intención alguna de sancionarlo. De hecho, aquella misma tarde, Hala Bedi emitió un comunicado denunciando públicamente lo ocurrido.

En el siguiente video -presentado como prueba en uno de los recursos- se puede observar cómo el periodista de Hala Bedi se encontraba en Errekaleor realizando un trabajo estrictamente periodístico durante toda la mañana, desde detrás del cordón policial: grabando con un teléfono movil, difundiendo imágenes a través de las redes sociales o realizando conexiones telefónicas con la radio, en calidad de corresponsal.


Poco después de su llegada, la Ertzaintza desplegó otro cordón policial en la entrada de Errekaleor, que fue el que impidió el acceso al barrio a numerosos periodistas de otros medios de comunicación, que no pudieron cubrir los hechos desde donde se estaban produciendo. Así lo denunciaron muchos de ellos en su momento, y de hecho, algunos medios llegaron a utilizar imágenes de Hala Bedi para informar sobre la noticia.

Un proceso kafkiano. El laberinto de la Ley Mordaza y los procesos administrativos

Pancarta de denuncia tras la aplicación de la Ley Mordaza a Hala Bedi

Sin embargo, en julio, casi dos meses después de los hechos, y sin ninguna noticia previa, el Gobierno Vasco envió una notificación al periodista, imponiéndole una sanción de 602€ por una infracción grave de la Ley de Seguridad Ciudadana, más conocida como ‘Ley Mordaza’.

El expediente sancionador se basaba en un informe policial según el cual el periodista de Hala Bedi habría infringido el artículo 36.6. de dicha ley, por “desobediencia o resistencia a la autoridad” al haber sobrepasado, supuestamente, un cordón policial el 18 de mayo en Errekaleor.

Comunicado conjunto de las principales asociaciones de periodistas vascos

Unas acusaciones que tanto Hala Bedi como el periodista han negado en todo momento, considerando que la sanción se trataría de una “venganza” y de un “ataque directo a la libertad de información”.

En su momento, la asamblea de Hala Bedi decidió responder colectivamente al ataque y denunciarlo públicamente, mostrando su predisposición a “desobedecer”, no abonar la sanción y recurrirla hasta las últimas consecuencias. Esta misma asamblea planteó esta respuesta ante una “injusticia”, ya que, según explicaron, “la propia ley es injusta y los hechos imputados son falsos”.

La solidaridad y el eco mediático fueron enormes, al tratarse del segundo caso en el que un periodista vasco sufría la aplicación de la ‘Ley Mordaza’ (el primero fue Axier Lopez, periodista de Argia, a quien finalmente se le retiró la sanción) y el primero en el que era el Gobierno Vasco quien la aplicaba contra un periodista. Numerosos colectivos y asociaciones mostraron su rechazo, calificando la sanción como una “vulneración de la libertad de prensa”:

Queja presentada por la PDLI al Defensor del Pueblo

  • El 28 de julio, la Asociación Vasca de Periodistas y el Colegio Vasco de Periodistas emitieron un comunicado conjunto, denunciando este “ataque directo al derecho de información”.
  • La Plataforma en Defensa de la Libertad de Información (PDLI) también presentó una queja ante el Defensor del Pueblo, donde denunciaban el “camuflaje de las multas contra la libertad de información bajo infracciones genéricas” y el “incremento desproporcionado” de estas sanciones.
  • En agosto, el Defensor del Pueblo inició actuaciones tras la queja de la PDLI. Paralelamente, Hala Bedi inició contactos con el Ararteko, quien confirmó que existía un expediente abierto por el Defensor del Pueblo.
  • Recientemente, la PDLI recogía el caso en su informe ‘2017, el año de los delitos de opinión’.

También en agosto, el periodista de Hala Bedi interpuso un primer recurso administrativo. Posteriormente, tras ocho meses de proceso con un total de seis notificaciones oficiales y cinco recursos, el pasado 28 de marzo, el Departamento de Seguridad del Gobierno Vasco notificó la resolución sancionadora en la que se confirmaba la multa contra Mikel Sáenz de Buruaga.

Hala Bedi denuncia que el periodista ha sufrido una “situación de indefensión” durante todo el proceso y que ha terminado siendo multado por “unos hechos totalmente falsos”. De este modo, entre otros muchos, critica varios elementos “constantes durante todo el laberinto de notificación-recurso-notificación”, a modo de resumen:

Resolución del Viceconsejero de Seguridad por la que se desestima el último recurso presentado por Hala Bedi / marzo 2018.

  • El expediente no acredita los hechos que se pretenden sancionar. El Dpto. de Seguridad del Gobierno Vasco llega a negar que Mikel Sáenz de Buruaga se identificara en ningún momento con su acreditación de prensa, lo cual “resulta especialmente flagrante, al mentir descaradamente sobre unos hechos que varias personas vieron de primera mano y que deberían constar en las comunicaciones internas de la Ertzaintza”, según denuncia Hala Bedi.

  • Sin embargo, se recurre constantemente al artículo 52 de la Ley de Seguridad Ciudadana, que afirma que “las denuncias (…) formuladas por los agentes en el ejercicio de sus funciones que hubiesen presenciado los hechos, previa ratificación (…), constituirán base suficiente para adoptar la resolución que proceda”. El clásico de “su palabra contra la tuya” llevado al extremo, al no existir posibilidad alguna de demostrar lo contrario. Es más, a día de hoy, a pesar de haberlo solicitado reiteradamente, la defensa sigue sin haber recibido el acta de ratificación de los agentes que interpusieron la denuncia, imprescindible para aplicar el mencionado artículo 52.

La infracción “se considera probada” en virtud de lo establecido en el artículo 52 de la ‘Ley Mordaza’

  • Se rechazan las declaraciones escritas de los dos testigos presentados, poniendo en duda su imparcialidad, al tratarse de dos compañeros de Hala Bedi. Uno fue testigo directo de los hechos y otra se encontraba en la redacción, en contacto permanente con el periodista sancionado. Así mismo, existen audios (entrevistas que concedió en directo a Hala Bedi) en los que se puede constatar que la persona acusada estaba ejerciendo su labor como periodista.

  • Se rechaza la validez del video presentado como prueba, porque “no recoge en su totalidad los hechos acontecidos”. Según Hala Bedi, esta afirmación “ignora por completo el contenido del video y el hecho de que el único video que realmente podría servir como prueba definitiva se encontraría en el movil que fue destrozado”.

“La fórmula es clara: culpable hasta que se demuestre lo contrario”, denuncian desde Hala Bedi. Por ello, han mostrado su rotundo rechazo “a la sanción, a la validez de este proceso administrativo en concreto y a la propia Ley Mordaza en general”. Consideran que el proceso “se ha construido sobre una mentira” y han advertido que llegarán “hasta el final” para lograr que “esta injusticia no llegue a hacerse efectiva”.

Sin callarnos, sin mordaza. En defensa de la libertad de expresión

Manifestación contra la Ley Mordaza en Gasteiz, en julio de 2017, en el segundo aniversario de su entrada en vigor.

No se trata de un caso aislado. Se trataría del primer periodista vasco finalmente sancionado mediante la ‘Ley Mordaza’, pero el Gobierno Vasco ha aplicado esta ley más de 8.000 veces desde julio de 2016, a pesar de su compromiso de no hacerlo. Y, además, se está utilizando para vulnerar, entre otras cosas, los derechos civiles y políticos, así como la libertad de expresión, prensa e información.

Así zanja el Gobierno Vasco nuestra denuncia por vulneración de la libertad de información: en siete líneas.

Este no es un ataque contra un periodista, sino un ataque contra Hala Bedi, contra Errekaleor, contra el movimiento popular, contra la disidencia política y social, y especialmente, contra la libertad de información. Hala Bedi decidió colectivamente desobedecer esta ley excepcional, y seguirá actuando en consecuencia, porque la acusación es falsa y porque la propia ley es injusta y pone en peligro libertades básicas en una democracia. Un sistema en el que se impide a la ciudadanía acceder a toda la información y criminaliza la labor periodística, no puede considerarse democrático.

No podemos ni vamos a aceptar la premisa de la que parte este despropósito: el hecho de que el simple testimonio de un policía se eleve a prueba definitiva, supone admitir que la policía ejerce su labor con profesionalidad y el periodista no. Esto es inadmisible, ya que pone en riesgo la libertad de información, y la profesionalidad de las personas que ejercen tareas informativas. Pasar este detalle por alto, implica dar carta blanca a cualquier policía para cometer excesos contra aquellos periodistas o medios de comunicación que no son de su agrado.

En las próximas semanas, Hala Bedi presentará un recurso contencioso-administrativo contra la resolución sancionadora. Así, mostramos nuestra intención de agotar todas las vías jurídicas posibles y acudir a juicio para poder defender adecuadamente no sólo nuestra propia libertad de informar, si no también el derecho colectivo a la diversidad informativa.

Además, durante los próximos días, Hala Bedi comparecerá ante la Comisión de Seguridad del Parlamento Vasco para denunciar este ataque a la libertad de información, solicitar la suspensión de la sanción y exigir al Parlamento Vasco que cumpla su compromiso de no aplicar la ‘Ley Mordaza’.

Mientras tanto, seguiremos realizando nuestro trabajo, como hemos hecho hasta ahora.

Ese será el mayor acto de desobediencia posible frente a esta injusticia.

Sin callarnos, sin mordaza.

Por nosotras, por todas.

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